La tela di Penelope

Molto prima di scrivere le poesie raccolte in La tela di Penelope, Penelope era già parte del mio immaginario. È stato il primo personaggio che abbia mai interpretato in teatro, quando ero adolescente, e la prima figura della mitologia classica alla quale abbia dedicato una poesia. Non l’ho mai considerata semplicemente la donna che attendeva. In fondo, l’attesa è forse l’aspetto meno interessante di Penelope.

Ciò che mi affascina è la sua capacità di trasformare l’attesa in azione. Per vent’anni custodisce non soltanto la propria casa, ma anche l’ordine politico e morale di Itaca. Governa senza mai sedere su un trono, esercita il potere senza ricorrere alla violenza e resiste senza lasciarsi consumare dalla distruzione. La celebre tela è molto più di un ingegnoso stratagemma: è un linguaggio. Ogni filo che intreccia di giorno e disfa di notte diventa un’affermazione di libertà. Penelope rifiuta che siano gli altri a stabilire il ritmo della sua vita.

Ulisse viene celebrato come incarnazione dell’intelligenza, della strategia e della resilienza, dimenticando troppo spesso che Penelope possiede le stesse qualità. Comprende la politica con la stessa profondità di lui. Sa che non sempre si sopravvive attraverso la conquista: talvolta si sopravvive grazie alla pazienza, al discernimento e alla capacità di rimandare una decisione irreversibile.

Forse è anche per questo che il finale dell’Odissea mi ha sempre colpita così profondamente. Quando Ulisse finalmente ritorna, Penelope non lo riconosce immediatamente. Lo mette alla prova. Gli chiede una prova che soltanto il vero Ulisse può fornire. Il riconoscimento finale non appartiene all’eroe che torna, ma alla donna che ha custodito la memoria. È l’intelligenza che riconosce l’intelligenza.

Ho sempre ammirato i personaggi femminili che possiedono questa forza. Raramente dominano la narrazione attraverso il potere o la violenza; la plasmano invece con il linguaggio, la perseveranza, la lucidità morale. Il loro potere è spesso invisibile e, forse proprio per questo, è destinato a durare più a lungo.

La tela di Penelope, pubblicata originariamente nella mia raccolta Macchie di caffè sui miei libri e divenuta poi il titolo della raccolta antologica La tela di Penelope – Poesie Selezionate, nasce da questa fascinazione. Non è una riscrittura di Omero. È un dialogo con una donna che continua a parlare attraverso i secoli. Una donna che ci ricorda come tessere non significhi soltanto intrecciare fili. Tessiamo identità, relazioni, memorie e culture. Tessiamo le storie che ci permettono di rimanere noi stessi mentre tutto intorno a noi cambia.

Forse è proprio per questo che Penelope continua a sembrarmi così contemporanea. Viviamo in un mondo dominato dall’accelerazione, nel quale il movimento viene spesso scambiato per progresso e la visibilità per autorevolezza. Penelope ci insegna qualcosa di diverso. Ci ricorda che esiste una forza nel rimanere fedeli ai propri valori, un’intelligenza nella misura e nella capacità di attendere, una creatività che nasce dalla perseveranza.

Per me Penelope non è mai stata soltanto la donna che ha atteso Ulisse. È sempre stata la donna che non ha mai rinunciato a sé stessa, alla propria visione e alla propria libertà di giudizio. Una donna la cui resilienza affonda le radici nell’intelligenza, nel linguaggio e nella disciplina; una donna capace di rimanere fedele al proprio scopo nonostante l’immenso sacrificio personale e la fatica.

La tela di Penelope

Poesie scelte – Seconda edizione, 2026

Stefania Lucchetti è una poetessa e saggista italiana pluripremiata. Bilingue in italiano e inglese, scrive una poesia di raffinata intensità lirica e di profonda sensibilità contemporanea. È oggi tra le poetesse italiane contemporanee più lette a livello internazionale.


Immagine di copertina: Dora Wheeler, Penelope Unraveling Her Work at Night (Penelope disfa il suo lavoro di notte), 1886. Ricamo in seta con filo di seta. The Metropolitan Museum of Art, New York.


La tela di Penelope  è una raffinata raccolta poetica che attinge alla forza senza tempo delle figure mitologiche, intrecciando le antiche narrazioni con la trama intima dell’esperienza contemporanea. La raccolta riunisce le poesie di Stefania Lucchetti dedicate ai personaggi della mitologia, originariamente pubblicate all’interno di opere più ampie. L’edizione è bilingue e presenta, affiancate, la versione italiana e quella inglese di ciascuna poesia.

I versi di Stefania Lucchetti esplorano la vita interiore e l’eredità di dee, dèi, eroine, eroi e figure mortali, rivelando le profonde correnti emotive che uniscono i loro racconti all’esistenza contemporanea. Le sue parole danno voce al desiderio, alla resilienza e alla trasformazione, restituendo nuova vita a storie antiche quanto l’umanità e, al tempo stesso, sorprendentemente intime e personali.

Ogni poesia diventa un luogo d’incontro tra il mito e l’umano, tra l’universale e l’intimo, dove desiderio, resilienza, metamorfosi e memoria risuonano attraverso il tempo. Grazie a un linguaggio intenso ed evocativo, l’autrice mette in luce i profondi parallelismi tra gli archetipi mitologici e le emozioni della vita quotidiana, offrendo al lettore uno sguardo nel quale il mito si fa insieme specchio e metafora.

Afrodite, Artemide, Arianna, Penelope, Ulisse, Ecate, Era, Ade, Poseidone, Medusa, la Vecchia Saggia, Eva, Lilith, Anubi e Bilqis sono alcune delle figure che abitano questa raccolta, insieme a poesie dedicate agli archetipi dei tarocchi, che ne ampliano ulteriormente il paesaggio simbolico.

Con Penelope’s Web, il lettore è invitato a entrare in uno spazio lirico nel quale le figure della classicità parlano con voce nuova, gli antichi racconti risuonano nel presente e ogni poesia diventa un filo che ci riconduce alla più ampia trama dell’esperienza umana.


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