Il volto che scatenò mille navi

L’attesa per The Odyssey, il nuovo kolossal di Christopher Nolan ispirato al poema omerico, ha riacceso un dibattito che va ben oltre il cinema. Nel cast figurano Matt Damon nel ruolo di Ulisse, Anne Hathaway come Penelope, Tom Holland come Telemaco, Zendaya nei panni di Atena e Lupita Nyong’o nel ruolo di Elena. Proprio quest’ultima, durante la promozione del film, ha dichiarato che avrebbe voluto chiedere a Omero perché avesse riservato così poco spazio alle donne nell’Odissea.

È un’osservazione che riflette una sensibilità contemporanea, ma che merita di essere confrontata con il testo. Se si guarda alla quantità delle battute o delle pagine, le figure femminili possono sembrare marginali. Se invece si osserva la struttura del poema, emerge il contrario: sono proprio le donne a determinare gli snodi decisivi della vicenda.

Atena è la vera artefice del ritorno di Ulisse. Convince Zeus che l’eroe debba essere liberato, lo protegge, lo guida, sostiene Telemaco e prepara il ricongiungimento finale. Circe non è soltanto la maga che incanta gli uomini: è colei che indica a Ulisse la strada verso gli Inferi e gli permette di incontrare Tiresia, acquisendo la conoscenza necessaria per completare il viaggio. Calipso, trattenendolo per anni sulla sua isola e offrendogli perfino l’immortalità, controlla il tempo stesso della narrazione. Nausicaa salva il naufrago quando tutto sembra perduto. E Penelope, ben lontana dall’essere una figura passiva, mantiene saldo il regno con l’inganno della tela, resiste ai Proci e sottopone Ulisse alla prova definitiva prima di riconoscerlo. È grazie alla sua intelligenza, determinazione e visione di lungo termine che l’eroe al suo ritorno può tornare ad essere re, invece che mendicante destituito.

L’Odissea nasce in una società profondamente patriarcale, ma Omero costruisce personaggi femminili dotati di un’autonomia narrativa sorprendente. Non sono semplici presenze decorative né ricompense per l’eroe: orientano il destino, custodiscono il sapere, impongono prove, preservano l’ordine politico e familiare. In altre parole, fanno accadere la storia.

Anche Elena, pur appartenendo soprattutto all’Iliade, continua a essere una delle figure più fraintese della tradizione classica. La celebre definizione “the face that launched a thousand ships” non è di Omero, bensì del poeta e drammaturgo inglese Christopher Marlowe, che la inserì nel Doctor Faustus alla fine del Cinquecento. È una delle frasi più famose della letteratura inglese, divenuta un’espressione proverbiale per indicare la bellezza assoluta in grado di scatenare passioni travolgenti. Ma è spesso erroneamente attribuita a Omero.

Questa confusione è significativa. Nel corso dei secoli ogni epoca ha riscritto Elena secondo la propria sensibilità, trasformandola di volta in volta in simbolo di bellezza, desiderio, colpa, libertà o vittima. I miti non restano immobili: vivono proprio perché vengono continuamente reinterpretati.

Se per Christopher Marlowe Elena era “the face that launched a thousand ships”, oggi continua a far salpare altrettante navi: non flotte dirette verso Troia, ma dibattiti, interpretazioni e “guerre” del pensiero. Dopo quasi tremila anni, continua a dividere, affascinare e interrogare il nostro immaginario. È questa la forza della mitologia: non smette di generare nuove letture e nuove domande, senza mai esaurire il loro significato. Una delle mie frasi preferite dedicate ad Elena è quella inclusa da Dante nel Canto V dell’Infernoe che invece ho citato nella mia poesia “Elena” inclusa nella silloge di poesie selezionate dedicate alla mitologia La tela di Penelope


Immagine di copertina: Dora Wheeler, Penelope Unraveling Her Work at Night (Penelope disfa il suo lavoro di notte), 1886. Ricamo in seta con filo di seta. The Metropolitan Museum of Art, New York.


La tela di Penelope  è una raffinata raccolta poetica che attinge alla forza senza tempo delle figure mitologiche, intrecciando le antiche narrazioni con la trama intima dell’esperienza contemporanea. La raccolta riunisce le poesie di Stefania Lucchetti dedicate ai personaggi della mitologia, originariamente pubblicate all’interno di opere più ampie. L’edizione è bilingue e presenta, affiancate, la versione italiana e quella inglese di ciascuna poesia.

I versi di Stefania Lucchetti esplorano la vita interiore e l’eredità di dee, dèi, eroine, eroi e figure mortali, rivelando le profonde correnti emotive che uniscono i loro racconti all’esistenza contemporanea. Le sue parole danno voce al desiderio, alla resilienza e alla trasformazione, restituendo nuova vita a storie antiche quanto l’umanità e, al tempo stesso, sorprendentemente intime e personali.

Ogni poesia diventa un luogo d’incontro tra il mito e l’umano, tra l’universale e l’intimo, dove desiderio, resilienza, metamorfosi e memoria risuonano attraverso il tempo. Grazie a un linguaggio intenso ed evocativo, l’autrice mette in luce i profondi parallelismi tra gli archetipi mitologici e le emozioni della vita quotidiana, offrendo al lettore uno sguardo nel quale il mito si fa insieme specchio e metafora.

Afrodite, Artemide, Arianna, Penelope, Ulisse, Ecate, Era, Ade, Poseidone, Medusa, la Vecchia Saggia, Eva, Lilith, Anubi e Bilqis sono alcune delle figure che abitano questa raccolta, insieme a poesie dedicate agli archetipi dei tarocchi, che ne ampliano ulteriormente il paesaggio simbolico.

Con La tela di Penelope, il lettore è invitato a entrare in uno spazio lirico nel quale le figure della classicità parlano con voce nuova, gli antichi racconti risuonano nel presente e ogni poesia diventa un filo che ci riconduce alla più ampia trama dell’esperienza umana.


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