La scrittrice Stefania Lucchetti fotografata da Emma Terenzio
Trascrizione parziale dell’intervista a Stefania Lucchetti
In dialogo con la giornalista Rossella Galeotti.
Santa Margherita Ligure, 10 luglio 2026.
I mattoni della nuova Babele: Identità, Linguaggio ed Etica della Cittadinanza Digitale
STEFANIA LUCCHETTI è una scrittrice italiana contemporanea, autrice di POESIA e SAGGISTICA umanistico filosofica. Bilingue in italiano ed inglese, è tra le voci della poesia contemporanea italiana più lette a livello internazionale. Scrive opere di raffinata intensità lirica e profonda sensibilità contemporanea.
Nata a Verona nel 1975, ha pubblicato la sua prima poesia a soli tredici anni, durante un periodo vissuto negli Stati Uniti con la famiglia. Dopo il diploma al Liceo Classico “Dante Alighieri” di Gorizia,ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 1999, con una tesi sulla liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni. Tra i primi avvocati italiani a specializzarsi in telecomunicazioni e nuove tecnologie, Lucchetti ha assistito diversi pionieri di Internet e nuove tecnologie nel tempo. E’ inoltre stata il primo avvocato italiano a conseguire l’abilitazione come solicitor in Hong Kong SAR, dopo l’abilitazione in UK. Al fine di arricchire la sua conoscenza e scrittura, Lucchetti ha conseguito anche una seconda laurea magistrale in psicologia clinica.
Scrive un blog molto apprezzato dai lettori cui è possibile iscriversi dal suo sito web.
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L’ultima frase del libro è: La cittadinanza digitale non appartiene al futuro: è la forma con cui il presente, già ora, ci accoglie. Cosa ti senti di dire, concludendo l’incontro?
“Quando parliamo di tecnologie digitali siamo portati a guardare sempre avanti: ci chiediamo come sarà l’intelligenza artificiale, quali strumenti utilizzeremo fra dieci anni, come cambierà il nostro modo di vivere.
Il libro propone invece una domanda diversa: come stiamo già vivendo oggi?
Il cyberspazio non è più una realtà esterna alla nostra esperienza. È uno dei luoghi nei quali costruiamo relazioni, formiamo opinioni, esercitiamo la nostra libertà e, talvolta, anche la nostra responsabilità. Per questa ragione la cittadinanza digitale non appartiene al futuro: è una condizione del presente.
Nel corso del libro ho cercato di mostrare che il vero tema non è la tecnologia, ma la qualità della presenza umana dentro la tecnologia. La questione decisiva non è quanto evolveranno gli strumenti, ma se noi sapremo evolvere insieme ad essi.
Ogni volta che scegliamo una parola invece di un’altra, che decidiamo di verificare un’informazione prima di condividerla, che preferiamo comprendere anziché reagire, stiamo già esercitando una forma di cittadinanza digitale.
Questo significa che il futuro della Rete non dipenderà soltanto dagli algoritmi o dall’intelligenza artificiale. Dipenderà anche dalla qualità delle persone che la abitano.
Se dovessi lasciare un messaggio conclusivo, direi questo: la tecnologia ci offre possibilità straordinarie, ma non può sostituire ciò che rende umana una comunità. L’attenzione, il rispetto, il linguaggio, l’immaginazione e la responsabilità restano affidati a noi.
È per questo che ho scelto l’immagine dei mattoni. Una comunità non nasce all’improvviso. Si costruisce giorno dopo giorno, attraverso gesti apparentemente ordinari. Anche il cyberspazio prende forma così. Ogni parola che pronunciamo, ogni relazione che coltiviamo, ogni scelta che compiamo contribuisce a definire il mondo digitale nel quale vivranno anche gli altri.
La cittadinanza digitale, dunque, non è un traguardo da raggiungere. È una pratica quotidiana. E, come ogni autentica forma di cittadinanza, comincia dalla responsabilità che ciascuno di noi decide di assumersi verso la comunità.”
Stefania Lucchetti